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Renato Iaselli: da commissario straordinario a presidente

Attraverso le pagine del libro “Renato Iaselli – Testimone del suo tempo” ripercorriamo le gesta di un personaggio che ha scritto la storia della Casertana dal 1959 al 1963

Nella stagione sportiva 1959/60 la Casertana vive un lungo periodo di crisi. Il Presidente Limone investe notevoli capitali per rinforzarla acquistando altri calciatori ed ingaggiando un nuovo allenatore. Gli sforzi sono inutili perché alla fine del girone di andata la squadra realizza solo nove punti e viene poi retrocessa in quarta serie. Il Presidente rassegna allora le dimissioni. Dopo un periodo di reggenza di Luigi Cuccaro, il CONI, presieduto dall’Avv. Donato Messore, decide in data 1° febbraio 1960 di affidare la squadra ad un Commissario Straordinario e nomina, per questa funzione, Renato Iaselli. L’avv. Messore aveva certamente capito che le difficoltà che stava attraversando la squadra non dovevano essere solo di carattere tecnico-sportivo, visto che era formata da giocatori di buon livello. Dovevano esserci altre e più complesse ragioni e per questo sceglie una persona fino a quel momento estranea al mondo dello sport nel senso di attiva partecipazione, ma che allo sport sapeva riconoscere una grande importanza per i valori etici e civili insiti in esso, come aveva già dimostrato qualche anno prima, quando, nella qualità di Presidente dell’ENAL, aveva premiato i calciatori casertani per un ottimo campionato. Certo, altra cosa è organizzare una cerimonia per un premio, altra è assumere in pieno la guida e la responsabilità di raccogliere una società sportiva in grande difficoltà e rifondarne non solo l’organizzazione amministrativa e societaria ma soprattutto lo spirito, il morale, l’orgoglio di appartenenza alla città e di rappresentarne i colori, il nome, il prestigio. Renato Iaselli appare subito come la persona giusta non solo per le qualità professionali e morali, ma perché amata dai casertani per la sua costante presenza, sempre attiva e stimolante, in tutte le iniziative che venivano prese in città. In sostanza gli veniva riconosciuto un carisma particolare, capace di creare armonia e stimolo propositivo negli altri. Iaselli accetta l’incarico certamente non per passione per uno sport al quale si avvicinava ora per la prima volta in modo così concreto, ma perché nelle ultime vicende della squadra aveva visto mortificato il prestigio e la dignità stessa della sua città. Era a questo che bisognava porre rimedio e lui è pronto a dare tutto sé stesso. Non poteva esser fatta scelta migliore.

La nomina del nuovo Commissario — scrive Nando Santonastaso nel suo libro “Cara Casertana”- contribuisce in modo determinante a galvanizzare l’ambiente”. Ben presto nella squadra si respira aria nuova e i risultati si ottengono subito con un notevole recupero del punteggio in classifica, anche se la posizione era ormai compromessa e la Casertana, nonostante il nuovo impegno dei giocatori e l’effimera vittoria sul Chieti alla fine del campionato, è retrocessa in serie D. La cocente delusione non poteva essere nascosta. Il Commissario Iaselli confida al giornalista Andrea D’Errico, che lo intervista per il Mattino: “Mi dispiace per questi ragazzi che hanno lottato al limite delle loro possibilità; mi dispiace per Caserta, che meritava una sorte migliore in questo suo sfortunato torneo; mi dispiace soprattutto per il pubblico, generoso, paziente, entusiasta, commovente nel suo attaccamento ai colori della città”. Dopo lo sfogo della innegabile amarezza, Iaselli riprende tutto il suo entusiasmo, e così conclude: “Non bisogna scoraggiarsi. La Casertana deve risorgere. Gli errori del passato debbono costituire ammaestramenti per l’avvenire, Occorre far leva sulla buona volontà, sulla comprensione, sulla collaborazione di tutti gli sportivi autentici di Caserta, che sono la grande maggioranza, sono coloro che nello sport vedono ancora e soprattutto esigenza di alta moralità e di profonda spiritualità”. Questo è il momento più difficile per Iaselli: trasformare l’abbattimento in un forte desiderio di riscatto, con l’orgoglio civile e morale, prima ancora che sportivo. E lui, che intanto assume la carica di Presidente, riesce perfettamente nel suo scopo.

Vicepresidente diventa Luigi Cuccaro con il quale inizia un’intensa e profonda collaborazione. Le cronache di quegli anni parlano molto della squadra e della sua organizzazione societaria; ricordano, tra l’altro, che i ritiri prima delle partite, si tenevano presso l’Orfanotrofio di S. Antonio o presso la fattoria della Madonnina, quella che Iaselli aveva creato per gli orfani di guerra e che, poi, ha donato in parte al Comune per la costruzione del nuovo grande Ospedale. Sappiamo anche che Iaselli, dapprima come Commissario e poi come Presidente, ha messo mano al riordino amministrativo della società grazie all’opera di valenti collaboratori da lui scelti, come Vittorio Russo o l’avv. Angelo Lazzari. Si allontana lo spettro del fallimento e, soprattutto, la Società sportiva acquista credito e prestigio nella Federazione, per l’impegno e la serietà dei nuovi dirigenti. Tutto quanto scritto fin qui viene confermato da Ilio Traversa, uno dei calciatori più rappresentativi della squadra che, come si legge nel libro di Nando Santonastaso, racconta ciò che avvenne all’indomani della nomina di Iaselli a Commissario: “Nacque allora una Casertana diversa dal passato, più unita fuori e dentro il campo e, soprattutto, più strettamente legata alla città. Iaselli proveniva da esperienze e mentalità diverse. Ci parlò subito in maniera aperta e con evidente desiderio di legare con un ambiente tutto nuovo per lui. In questa difficile impresa si avvalse soprattutto dell’avv. Angelo Lazzari. La gestione di quegli anni fu spesso tribolata per le scarse possibilità economiche della Società ma ogni desiderio fu soddisfatto ed ogni impegno mantenuto”. La squadra in breve tempo diventa come una famiglia e, cosa più importante, non viene più intesa soltanto come compagine sportiva fine a sé stessa ma diventa parte integrante della città, ne porta i colori e la rappresenta nei vari contesti agonistici e sociali. Anche la testimonianza del Segretario Vittorio Russo è importante per capire il momento particolare che Caserta e la sua squadra stavano vivendo in quel periodo. Russo, uno dei 27 dirigenti benemeriti della Federcalcio, primo collaboratore di Iaselli, così ricorda quel periodo: “L’intesa con il Presidente fu subito perfetta. Devo molto anche ad Antonio Genovese e a tutti i dirigenti “in primis” a Gigino Cuccaro per l’esperienza che maturai”. Di Iaselli dice ancora “Uomo di grande integrità morale, riuscì a creare intorno alla squadra un ambiente perfetto. Non si perse mai di coraggio ed ottenne con la promozione un meritatissimo premio ai suoi sacrifici”. Lo spirito di gruppo e l’armonia dei componenti è fondamentale, come l’orgoglio dell’appartenenza ad essa. Nel campionato 1960/61 è evidente che è avvenuta una profonda trasformazione rispetto all’anno precedente. La squadra gioca infatti un buon calcio ed è cosciente del suo valore. Vi è addirittura la possibilità di vincere il torneo. Si trova, infatti, nei primi posti della classifica ma è insidiata dal Potenza. A tre giornate dalla fine del campionato le due squadre sono a pari punti ed il 14 maggio 1961 si gioca allo stadio comunale “A. Pinto” di Caserta la partita di spareggio. Romano Piccolo, che era il portiere di quella squadra, così ricorda l’avvenimento: “Per tutta la settimana precedente l’incontro rimanemmo in ritiro da “Mastrangelo” a Caserta Vecchia. Già dal martedì i biglietti per la partita erano esauriti; fu un bel colpo d’occhio in quel pomeriggio della domenica vedere lo stadio pieno di spettatori. La nostra formazione era la seguente: Piccolo, Repetto, Bigoni, Riti, Bigazzi, Settembrini (sostituiva l’infortunato Traversa), Nedi, Chiariello, Traini, Sgorlon, Rigolassi. Il nostro allenatore era Notti. Perdemmo in una maniera incomprensibile. Su un cross proveniente da destra che mi accingevo a bloccare con assoluta tranquillità, Settembrini ci mise una mano lasciandoci tutti di stucco. Non ho mai capito quel gesto. Lo giustifico solo alla luce della grande tensione che ci attanagliava. Al Potenza fu assegnato un rigore trasformato poi da Ferulli. Era il 36° del primo tempo. Non riuscimmo più a rimontare lo svantaggio; anzi fu il Potenza a chiamarmi ad un superlavoro tanto è vero che il giornalista Andrea D’Errico sul “Mattino” premiò la mia partita con un otto in pagella. Fu una piccola consolazione in una domenica in cui dicemmo addio alla promozione”.

Nel campionato 1962/63, l’anno della promozione, il Consiglio Direttivo era così composto: Presidente Renato Iaselli; Vicepresidente Luigi Cuccaro, Consiglieri: Giovanni Ottaviano; Pasquale Marotta; Angelo Lazzari; Mario Cavaliere; Antimo Massa; Giuseppe Antonio Luserta; Armando Sparano. Segretario: Vittorio Russo; Vicesegretario: Antonio Genovese; Tesoriere: Antonio Tamburro. Questa la Formazione della squadra: Fontanesi, Busetto, Darni, Giglio, Bigoni, Cervato, Toselli, Castoldi, Savastano (capitano), Lieto, Rigolassi (Sgorlon). L’allenatore era Vergazzola, medico sociale il Dott. Gaetano Fiorillo e massaggiatori Nicola Gravina e Stefano Ianniello. Per festeggiare la promozione viene organizzata una grande festa il 13 giugno del ’63 non solo per gli sportivi ma per l’intera città. Ai festeggiamenti partecipano anche il Prefetto Domenico Dicuonzo, il Sindaco Roberto Lodati, gli Onorevoli Dante Cappello ed Elio Rosati, il Senatore Pietro Lombari, l’Intendente di Finanza Bartolomeo Sciascia, il Provveditore agli Studi Alberto D’Onofrio. Il presidente del CONI, avv. Egidio Amato, premia Iaselli con una medaglia d’oro; dal canto suo il giornalista Andrea D’Errico, nell’articolo in cui viene celebrata la promozione della Casertana in serie C, definisce Iaselli “il Presidente della Vittoria”, a testimoniare la condivisione del successo. Era questo, in fondo, il proposito di Iaselli: radicare lo sport nel tessuto civile dei casertani oltre che in quello economico e sociale. Si aprono nuove prospettive per la squadra ma l’inizio è decisamente complicato dalla difficile situazione economica. Iaselli accetta il suggerimento dell’ing. Mario D’Onofrio e si rivolge all’unica persona in grado di far fronte alle spese necessarie per l’iscrizione al campionato nazionale di serie C: Giuseppe Moccia.

L’industriale accoglie i dirigenti della Casertana e concede il finanziamento dicendo: “Mai capitato di incontrare dei galantuomini che chiedono con tanto trasporto niente di personale ma qualcosa che andrà a beneficio del nome sportivo di un’intera città”. È l’ultimo atto di Iaselli come Presidente: la sua missione è compiuta, ora può lasciare ad altri il compito di proseguire il cammino intrapreso. Nell’assemblea dei soci del 20 luglio successivo viene eletto Presidente Giuseppe Moccia ma la stessa assemblea per acclamazione nomina Iaselli Presidente onorario.

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