Torna il teatro, di seguito l’agenda settimanale inerente al periodo dal 3 al 8 novembre 2026 degli spettacoli in programma nelle sale della Provincia di Caserta di pertinenza del Circuito Teatro Pubblico Campano
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere: “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”
Domani martedì 3 novembre, con inizio alle ore 20.45, al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere è in cartellone “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Tom Stoppard, traduzione di Lia Cuttitta con Francesco Pannofino, Francesco Acquaroli, Paolo Sassanelli e con Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni. La regia è di Alberto Rizzi, la scena di Luigi Ferrigno e le musiche di Natale Pannofino. Spettacolo prodotto da Nuovo Teatro.
Da oltre sessanta anni Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard viene rappresentato in tutto il mondo ed è diventato, dunque, un classico amato e apprezzato del teatro contemporaneo.
Le note di regia
In questo nuovo allestimento della commedia abbiamo deciso di mescolare l’umorismo inglese di Stoppard alla tradizione comica della Commedia dell’Arte, per creare uno spettacolo che esplori la profonda riflessione esistenzialista/filosofica del testo originale, esaltandone la potenza comica ed emotiva che caratterizza la pièce. Il testo è un Amleto rivisitato, spiato dal buco della serratura attraverso lo sguardo colmo di dabbenaggine dei due protagonisti Rosencrantz e Guildenstern che, quando guardano l’intera vicenda del principe danese, ne colgono soltanto i tratti surreali e farseschi. Stoppard, del resto, è noto al grande pubblico per aver scritto la sceneggiatura di Shakespeare in love dove si intrufolava nel dietro le quinte di Romeo e Giulietta, mentre con Rosencrantz e Guildenstern sono morti si butta a capofitto nel backstage dell’Amleto. Prende, infatti, due personaggi secondari dell’Amleto di Shakespeare, Rosencrantz e Guildenstern, e ne fa i protagonisti di una commedia dai toni bizzarri. In scena una coppia di grandi attori – Francesco Pannofino e Francesco Acquaroli, rispettivamente nei panni di Rosencrantz e Guildenstern – diventa un duo di maschere tragicomiche, accompagnata da Paolo Sassanelli nel ruolo del Capocomico. Al centro della nostra messinscena una grande macchina scenica, un marchingegno medievale che mescola il teatro/carro della Commedia dell’Arte con il palcoscenico a due piani tipico del teatro elisabettiano; una scenografia giocosa e mutevole, in continuo movimento, che si trasforma ora in teatro, ora in castello, ora in nave. Anche i costumi d’epoca possono essere trasformati e alterati, in una dinamica che continua a esplicitare il teatro dentro il teatro. Del resto, se Stoppard, con la sua pièce vuole rileggere l’Amleto in chiave comica anche la nostra messa in scena vive di questa suggestione metateatrale. Uno spettacolo giocoso, dinamico, dal sapore del teatro di strada, popolare – nel senso più shakespeariano del termine – espressione di un teatro stratificato che possa emozionare e parlare a tutti.
Teatro Lendi di Sant’Arpino: “…e fuori nevica”
Da mercoledì 4 a domenica 8 novembre (feriali ore 20.45, festivi ore 18.00) al Teatro Lendi di Sant’Arpino (CE) appuntamento con il capolavoro “…e fuori nevica” scritto e diretto da Vincenzo Salemme, con Vincenzo Salemme e con Andrea Di Maria, Antonio Guerriero, Stefano Sarcinelli con la produzione “Chi è di scena”. Vincenzo Salemme torna in tour per festeggiare insieme al pubblico 50 anni di teatro con un nuovissimo ed imperdibile spettacolo!
Le note di regia
Tre fratelli, tre solitudini alla ricerca disperata di affetto e soddisfazioni. Il primogenito è Francesco, detto Cico e ha una forma di autismo ad alto spettro. Alterna picchi di assoluta capacità cognitiva a momenti di depressione. Gli riescono cose complicatissime per la maggior parte delle persone e allo stesso tempo non è capace di allacciarsi le scarpe. Urla “nevica, nevica” quando è felice e divora quintali di purea per placare l’ansia. É un vulcano di energia e deve occupare ogni vuoto con una serie frenetica di interpretazioni, dal pizzaiolo al poliziotto. E costringe i fratelli a partecipare. Poi c’è Stefano, il più ordinario dei tre. Ha studiato, si è laureato ma si accontenta di fare l’agente di cambio. Innamoratissimo di Nora è in procinto di sposarsi. Anche se la relazione è, al momento e dopo un anno di vita, soltanto platonica. Anzi, addirittura telefonica. Peraltro, intermediata dalla severa futura suocera che non gli consente di parlare con la figlia della quale teme la perdita dell’innocenza. Infine, Enzo, lo sfaccendato. Andato via di casa a diciotto anni, è il classico maschio immaturo e incapace di assumersi nemmeno la pur minima responsabilità. Si atteggia a musicista ma nella custodia della chitarra non porta lo strumento ma solo l’occorrente per viaggiare. Infatti, la storia parte proprio dal rientro di quest’ultimo alla casa di famiglia. La mamma è morta dopo una lunga malattia e il notaio ha convocato i tre fratelli Righi per leggergli il testamento della defunta. La donna ha espresso le sue ultime volontà: se vorranno dividere la, a quanto pare, cospicua eredità dovranno per forza stare insieme. Come farà Stefano a sposarsi? La futura moglie non accetterebbe mai di convivere con quel fratello mezzo matto.
E Enzo? Lui suona sulle navi, non potrebbe mai portare in crociera quello strano tipo che divora patate e urla che nevica anche se è il 20 di agosto. Ma se vogliono prendere la propria parte non possono lasciare Cico da solo. E allora come faranno? Chi si prenderà cura del “diversamente” fratello? E Cico? Troverà un modo per non perdere l’unica famiglia che ha: questi due disperati fratelli inadatti a vivere ma pur sempre fratelli?
In un’atmosfera in cui la costrizione a convivere scatena situazioni di irresistibile comicità si affaccia ogni tanto la realtà, a volte crudele, dei bisogni. Il bisogno di pace, il bisogno di soldi, il bisogno di affetto. É la vita di tutti noi.
Teatro Ricciardi di Capua: Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci
Venerdì 6 novembre, ore 20.45 al Teatro Ricciardi di Capua, Monica Sarnelli in Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci di Federico Vacalebre con Cinzia Cordella pianoforte, Eunice Petito violini, Anna Rita Di Pace ed Isabella Parmiciano viola, Tiziana Traverso violoncello, Monia Massa arrangiamenti musicali Pino Tafuto, Salvio Vassallo disegno luci Andrea Iacopino aiuto regia e video di Fabiana Fazio. Regia di Carlo Cerciello, produzione RitmiUrbani Network, Lazzara Felice, Andreano Management.
Le note di Federico Vacalebre
Nel 2015, quando con e per Monica Sarnelli mi inventai questo «Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci», la lotta al patriarcato culturale non era ancora forte come oggi. Eppure, lo lanciammo come uno spettacolo antimisogino, sulla cultura maschilista che aveva allignato anche nella gloriosa canzone napoletana classica. Con la vocalist in scena diventavano protagoniste le donne nella canzone napoletana, quelle cantate, costrette al ruolo di «mamma, puttana o brutta copia ‘e n’ommo», o quelle cantanti: Gilda Mignonette, Ria Rosa, Angela Luce, Gloria Christian, Mirna Doris, Lina Sastri, Teresa De Sio, Giulietta Sacco, Maria Nazionale, altrimenti schiacciate da un racconto completamente al maschile. Maschi gli autori, maschi gli editori, maschi i cantanti a cui più veniva dato risalto. Nella città nata dal fonema di una sirena tutto era al maschile, persino la città stessa: «Napule bello» si intitolava il giustamente dimenticato brano che nel 1898 superò «‘O sole mio» nella Piedigrotta Bideri. Sul nostro palco sciantose, malafemmene e altre complici veraci si prendevano e si prenderanno la meritata rivincita. In coda allo spettacolo c’è una sorpresa. Flo, La Nina, Dadà, Fabiana Martone, Lina Simons, Irene Scarpato dei Suonno d’Ajere, stanno rinnovando finalmente la scrittura della scena newpolitana. Ma, in attesa che ci regalino la canzone adatta, abbiamo tradotto in napoletano «Marea» di Madame, che pure recentemente, insieme con Tropico, si è misurata ottimamente con il dialetto di Roberto Murolo. Il suo inno all’orgasmo femminile è diventato «Parea». Miglior fine, miglior augurio non poteva esserci.




