Si vorrebbe un cristianesimo facile, senza sacrificio, senza rinunce, senza impegno, senza doveri

Oggi c’è la tentazione di togliere dal Vangelo la pagina della Croce.
Si vorrebbe un cristianesimo facile, senza sacrificio, senza rinunce, senza impegno, senza doveri. In una parola: un cristianesimo senza la Croce.
Ma il più grande degli errori sarebbe proprio questo: togliere la Croce dal centro della fede cristiana.
È ciò che Gesù cerca di far comprendere a Pietro nel Vangelo di questa XXII Domenica del Tempo Ordinario. Pietro non riesce ad accettare l’idea di un Messia che passa attraverso la sofferenza e la Croce. E Gesù, con parole fortissime, arriva persino a chiamarlo “satana”, perché in quel momento Pietro diventa una tentazione che cerca di allontanarlo dalla volontà del Padre.
Anche oggi rischiamo di annacquare il Vangelo.
Viviamo in una società che spesso mette al centro il benessere materiale, la ricchezza, la comodità e la ricerca di un piacere facile e immediato. E così si rischia di presentare, soprattutto ai giovani, un cristianesimo accattivante, ma poco esigente; un Vangelo che consola, ma che non interpella; che parla di gioia, ma dimentica il sacrificio.
Gesù, invece, usa un linguaggio controcorrente. Parla di rinnegamento di sé, di sacrificio, di impegno e di fedeltà.
Cristo chiede ai suoi discepoli di non mettere continuamente se stessi al centro.
Ed è proprio qui che si trova il pericolo anche per noi: seguire Cristo, parlare di Lui, pregare Lui… e continuare, in fondo, a pensare soltanto a noi stessi.
La Croce non è la negazione della felicità. È la via attraverso la quale impariamo ad amare davvero, a donarci e a vivere con un cuore libero.
Perché la vita cristiana, se non è sempre facile, può sempre essere felice.
Splendida domenica
Don Antonello










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