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“HeART of Gaza”: “cuore” e “arte” per riflettere

Interessante mostra itinerante inaugurata presso il Museo Diocesano di Caserta, sito in Via del Redentore 26. L’esposizione, che ha girato in oltre 25 Paesi in tutto il mondo, resterà a Caserta fino al 10 maggio e sarà visitabile il sabato e la domenica con orario 10-13 e 17-20

di Benedetta Rizzi

È stata inaugurata, presso il Museo Diocesano di Caserta, sito in Via del Redentore 26, la mostra itinerante “HeART of Gaza”. Tantissimo il pubblico visibilmente commosso e interessato, alla presenza di Mohamed Timraz, attualmente in Italia con una borsa di ricerca in arte terapia presso l’Università di Parma e dello scrittore e studente in medicina italo palestinese Ghassan Abu Ghanem. Un progetto che racconta il genocidio palestinese visto dagli occhi dei bambini e che, benché nato fra le macerie, parla di resistenza e di ancoraggio alla vita attraverso l’uso dell’arte che diviene ponte di speranza e strumento di elaborazione.

Nel giugno del 2014 Mohamed Timraz, nel pieno della guerra, realizza la “The Artists’ Tent”, un piccolo laboratorio artistico per permettere ai bambini, dai 3 ai 17 anni, di trasformare in immagini il dolore, la paura e la precarietà della sopravvivenza ma anche la memoria dei tempi di pace e della vita popolata di futuro e di sogni che, nonostante la distruzione li avvolga, cercano ancora un posto nel loro mondo. Con il passare del tempo e il coinvolgimento di altri facilitatori, il progetto si è esteso in diverse zone della Striscia passando da una sola tenda a diverse postazioni nel cui spazio creativo hanno trovato accoglienza e possibilità di espressione circa 20.000 bambini. “In questo progetto cerchiamo di dare spazio ai bambini per vivere qualcosa nella loro infanzia, per disegnare, per giocare, per divertirsi, per imparare come tutti i bambini del mondo, perché sappiamo che i bambini sono bambini, ma in Gaza tutti i bambini hanno perso la loro infanzia ed è necessario porre i riflettori su questo” dichiara Mohamed nel raccontarsi con generosità al pubblico presente (Ghassan si è prestato a fare da interprete dall’inglese) che poi racconta come il progetto sia nato da un disegno fatto da uno dei suoi nipoti nel quale era rappresentato un bambino decapitato. Il pensiero che una bambina di soli sette anni potesse disegnare un soggetto come quello e l’osservazione che Shahid, questo il suo nome, non riusciva più a vivere la sua quotidianità né a dormire né a mangiare, lo hanno spinto a cercare un modo per aiutare lei e gli altri bambini a trasformare e portare fuori da sé quello che dentro li terrorizzava o li faceva ammalare di nostalgia.

Mohamed aggiunge, con una dolcezza e pacatezza disarmanti, che ogni disegno rappresenta una storia, una vita, la realtà vera vista attraverso occhi innocenti, e questo è per lui molto importante come strumento per cambiare lo sguardo del mondo sul genocidio. Nei notiziari, infatti, i morti sono solo numeri e spesso le immagini costate la vita a giornalisti e fotografi sono state accusate di essere solo propaganda ma guardare quanto accade con gli occhi dei bambini e leggere le loro storie e i loro pensieri può restituirci la consapevolezza che ogni morto è una storia interrotta e che quello che accade ogni giorno è davvero reale. Ha aggiunto anche, con un po’ di commozione, che “il modo in cui l’Italia ha reagito nei confronti di questo progetto mi ha fatto sentire felice e orgoglioso di tutto ciò che sto facendo”. Al termine della sua presentazione, Ghassan Abu Ghanem ha condiviso le difficoltà di vivere la doppia appartenenza, di convivere con il senso di colpa per il privilegio di essere un palestinese che non vive la lotta per la sopravvivenza in Palestina e i rischi che corrono gli attivisti italo palestinesi quando tornano a trovare le loro famiglie in Palestina. Ha poi regalato al pubblico presente due sue poesie, la prima delle quali, dal titolo “Gaza” è stata letta con emozione da Federica, una bambina presente all’evento. Infine, ha commosso tutto il pubblico presente con la sua ultima dichiarazione “quella di oggi è una rappresentazione di resistenza culturale, il popolo palestinese ci sarà, sempre, oltre la guerra, oltre il genocidio, oltre lo sterminio dei palestinesi”.

La mostra, che ha girato in oltre 25 Paesi in tutto il mondo, resterà a Caserta fino al 10 maggio e sarà visitabile il sabato e la domenica con orario 10-13 e 17-20.

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